«NON SERVONO LETTI IN COMUNITÀ, RIPORTIAMO LE CURE A DOMICILIO»

È il titolo dell’intervista a monsignor Vincenzo Paglia pubblicata da La Stampa il 15 luglio 2026. Il sottotitolo sintetizza ancora più chiaramente la sua posizione: «Il nemico è la solitudine, assisterli dove vivono è più umano ed economico».
Paglia parte da un dato sociale evidente: l’Italia ha una popolazione anziana molto numerosa e sempre più longeva. Nella riflessione riportata nell’intervista parla di circa 14 milioni di anziani e sostiene che su questo «nuovo popolo» manchi ancora un pensiero adeguato sul piano sociale, sanitario e persino spirituale.
Ma il passaggio che interessa particolarmente chi vive ogni giorno la realtà dell’assistenza è quello sul modello residenziale.
Secondo Paglia non si dovrebbe continuare semplicemente a rincorrere l’aumento dei posti letto nelle RSA, negli ospedali e nelle altre strutture. Il punto di riferimento dovrebbe tornare a essere il luogo in cui l’anziano ha vissuto: la casa e la propria comunità.
È una posizione netta: curare e assistere gli anziani dove vivono può essere più umano e anche più economico, come sintetizza la stessa La Stampa.
E per noi caregiver familiari questa riflessione apre una questione enorme.
Perché il domicilio non è soltanto un luogo.
Se una persona anziana, soprattutto quando perde autonomia, continua a vivere nella propria casa, qualcuno deve rendere concretamente possibile quella scelta.
Ed è proprio qui che entrano in gioco, molto spesso, i caregiver familiari.
Se il futuro dell’assistenza deve spostarsi maggiormente verso il domicilio, allora il riconoscimento di chi sostiene quotidianamente l’assistenza familiare non può rimanere ai margini del dibattito.
Vogliamo gli anziani a casa? Allora dobbiamo cominciare a riconoscere chi permette loro di restarci.
Anche per questo chiediamo l’istituzione dell’Anagrafe nazionale dei caregiver familiari.
Fonte: Galeazzi, G. (2026, 15 luglio). Vincenzo Paglia: “Non servono letti in comunità, riportiamo le cure a domicilio”. La Stampa. Intervista su La Stampa
