Oggi, milioni di cittadini svolgono una funzione essenziale per il Paese, ma rimangono spesso esclusi dalle statistiche amministrative e dalle politiche dedicate. Anziché essere valorizzati, spesso sono umiliati e trattati come disagiati sociali, non di rado una specie di parassiti.
Contare i Caregiver Familiari significa riconoscere il loro ruolo. Riconoscerli significa iniziare finalmente a tutelarli. Riconoscere ufficialmente i caregiver significa anche dare loro visibilità istituzionale.
L’ISTAT rileva che oltre 12 milioni di italiani prestano attività di cura gratuita e circa 4,4 milioni convivono con la persona assistita, appare evidente una contraddizione: lo Stato conosce il fenomeno solo attraverso indagini statistiche periodiche, ma non dispone di un registro ufficiale dei caregiver familiari.
L’istituzione di un’Anagrafe nazionale dei caregiver familiari rappresenterebbe il primo passo per costruire politiche pubbliche realmente efficaci. Non si tratterebbe soltanto di contare le persone coinvolte, ma di comprendere la distribuzione territoriale del fenomeno, le ore di assistenza prestate, le diverse tipologie di cura e i bisogni concreti di chi ogni giorno sostiene un familiare non autosufficiente.

Disporre di dati aggiornati consentirebbe di programmare meglio i servizi sociosanitari, valutare l’impatto economico del lavoro di cura non retribuito e progettare misure di sostegno fondate su informazioni reali anziché su stime.
L’Anagrafe nazionale non risolverebbe da sola tutti i problemi, ma costituirebbe la base informativa indispensabile per qualsiasi riforma seria. Non si può programmare ciò che non si conosce. E non si possono tutelare milioni di persone che, di fatto, restano invisibili agli occhi delle istituzioni.
Dietro questi numeri si nasconde una rete di persone che ogni giorno si cura dell’igiene dei propri, prepara i pasti, ginnastica, si occupa delle pratiche amministrative, svolge le faccende domestiche, offre compagnia e, in molti casi, garantisce anche un’assistenza sanitaria di base. Un lavoro continuo, svolto senza retribuzione, che permette a milioni di persone anziane, fragili o con disabilità di rimanere nella propria casa.
Tra questi, circa 4,4 milioni sono caregiver familiari conviventi, cioè vivono con la persona assistita e condividono con lei l’intera quotidianità. Per molti di loro l’impegno supera abbondantemente le 20 ore settimanali fino alle 24 ore quotidiane, 7 giorni su 7, senza riposo, svolgendo le attività che sarebbero previste per tre persone nel mondo del lavoro.
Il valore economico e sociale di questo contributo è enorme. In un Paese caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da un sistema di welfare pubblico che fatica a soddisfare una domanda di assistenza sempre crescente, il ruolo dei caregiver rappresenta una risorsa indispensabile. Senza il loro impegno, il sistema socio-sanitario sarebbe sottoposto a una pressione ancora maggiore.
Il confronto con il lavoro di cura professionale aiuta a comprendere le dimensioni del fenomeno. Secondo i dati dell’INPS, i collaboratori domestici e le badanti regolarmente assunti sono circa 800.000. A questi va aggiunto un numero non quantificabile di lavoratori impiegati irregolarmente. Anche considerando entrambe le categorie, il volume di assistenza garantito dai caregiver familiari resta di gran lunga superiore.
L’indagine Istat evidenzia inoltre una marcata differenza di genere. L’assistenza continua a gravare prevalentemente sulle donne: il 21,7% delle donne adulte presta attività di cura gratuita nei confronti di familiari o conoscenti, contro il 17,0% degli uomini. Un dato che conferma come il lavoro di cura rimanga ancora oggi distribuito in modo non uniforme all’interno della società.
Nonostante il loro contributo sia essenziale, molti caregiver affrontano quotidianamente difficoltà economiche, psicologiche e organizzative. La riduzione del tempo dedicato al lavoro, le rinunce alla vita sociale, lo stress cronico e il rischio di isolamento rappresentano conseguenze frequenti di un’assistenza protratta nel tempo.
Riconoscere il ruolo dei caregiver non significa soltanto valorizzare un’attività di straordinaria importanza sociale. Significa anche prendere atto che una parte significativa del sistema di assistenza italiano si regge sul lavoro gratuito di milioni di cittadini, senza i quali sarebbe impossibile garantire il livello attuale di supporto alle persone più fragili.
